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Alice nel Paese dello Storytelling: come raccontare la storia del tuo brand in modo efficace online

18 luglio 2024

Lo storytelling si basa su un principio che vogliamo dare per scontato (altrimenti crollerebbe tutto il castello di carte su cui si basa la comunicazione): a chiunque piace ascoltare una bella storia.

Tralasciando per un secondo il bambino interiore dentro ciascuno di noi, è ormai cosa nota che ogni nostro acquisto ha, oggi, una forte componente emozionale, anche quando è ben nascosta. Così, quando compriamo un prodotto scegliendolo tra decine di prodotti simili sullo stesso scaffale, noi compriamo anche il mondo dietro quel prodotto: compriamo la sua mission, il suo modo di presentarsi, il ritaglio di racconto che il brand riesce a comunicarci in quell’occasione e nelle numerose occasioni (social network, tv, passaparola) precedenti.

Per chi non si fida delle parole e preferisce, invece, affidarsi ai numeri: secondo uno studio condotto dallo psicologo statunitense Jerome Bruner, la mente umana è 22 volte più propensa a ricordare i fatti se questi vengono inseriti all’interno di una narrazione. Diretta conseguenza di questo fatto: dal 2019 ad oggi l’utilizzo del data storytelling in comunicazione (ovvero la tendenza a raccontare fatti e dati attraverso contenuti visivi e una narrazione coinvolgente) sarebbe cresciuto del 233%, anche perché le storie basate su dati reali possono aumentare l’audience fino al 300%. Non male.

Se ti stai chiedendo di cosa hai bisogno per fare storytelling e come si racconta efficacemente una storia aziendale, seguimi nella tana del Bianconiglio. Cose meravigliose accadono quando si lascia il terreno dei numeri e dei file Excel per avventurarsi nell’ignoto*.

 

Capitolo 1 – La tana del Bianconiglio, ovvero: per raccontare una storia bisogna avere una storia da raccontare

Ogni grande storia inizia con un'idea autentica e affascinante. Pensa alla madre di tutti gli storytelling: l’epopea di Steve Jobs, iniziata tra le tre pareti e il portellone di un garage a Palo Alto, in California. Steve Jobs ha realmente assemblato il suo primo Mac Apple nel garage dei genitori, nel 1976, insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne? Poco conta: la sua storia affascina e ispira, oltre a raccontare lo spirito creativo e un po’ da underdog del brand.

Mi sembra di sentire già la prima obiezione: “Facile fare storytelling quando si ha a disposizione una storia del genere”. Controbiezione: la storia del garage non è nata come storia, lo è diventata. Ciò che voglio dire è che qualsiasi attività B2B o B2C ha per forza un evento, un fatto, un qualcosa di rilevante alle proprie origini. Nel concreto, pensa alla tua attività e poniti queste domande:

  • Da dove siamo partiti? (esempio: l’azienda è stata creata dal nonno nel primo dopoguerra)

  • Come abbiamo iniziato? (esempio: il nonno aveva a disposizione solo un pezzo di spago e uno specchio – il nonno era Mac Gyver)

  • Quale fatto o evento ha dato il via all’attività? (esempio: nel primo dopoguerra tutti avevano bisogno di un determinato prodotto e il nonno ha fiutato il business)

  • Quali ostacoli abbiamo dovuto superare? (esempio: dopo la prima guerra mondiale è arrivata una seconda guerra mondiale).

Se hai dimestichezza con Lettere e Antologia avrai già capito che lo storytelling che funziona si basa sul viaggio dell’eroe.

“Il viaggio dell'eroe, una struttura narrativa universale, descrive il percorso di crescita e trasformazione di un protagonista attraverso varie tappe. Inizia con una chiamata all'avventura, seguita da sfide e prove che mettono alla prova il coraggio e la determinazione dell'eroe. Lungo il cammino, l'eroe incontra mentori e alleati, affronta nemici e supera ostacoli, fino a raggiungere una svolta decisiva. Il viaggio culmina con la vittoria e il ritorno a casa, arricchito da nuove conoscenze e poteri, pronto a condividere la saggezza acquisita”. (grazie, ChatGPT)

Anche la tua storia aziendale dovrebbe ricalcare lo schema del viaggio dell’eroe, possibilmente con un lieto fine aperto del tipo: oggi l’azienda è così e in futuro sarà ancora meglio. Se ci sono ostacoli o fallimenti, mettili in evidenza: è vero che in Europa la narrazione del fallimento è ancora acerba rispetto a ciò che accade negli Stati Uniti, dove le cadute sono considerate parte della scalata verso il milione, ma essere fallibili è ciò che ci rende umani e pronti a ricevere l’empatia del cliente.

Proprio come Alice segue il Bianconiglio, anche tu dovresti trovare il filo conduttore della tua narrazione: scopri quali sono gli elementi che rendono il tuo brand speciale e costruisci una narrazione coinvolgente intorno a essi.

 

Capitolo 2 – Il tè con il Cappellaio Matto, ovvero: come coinvolgere il pubblico

Ora sono pronta a rivelarti il classico segreto di Pulcinella: il lettore – in questo caso il cliente – non vuole davvero che la tua storia parli di te. Il cliente, nel profondo, vuole che la tua storia parli di lui (o di lei) e desidera che il tuo racconto tocchi le corde giuste così da trarne ispirazione.

Quando fai storytelling, perciò, ricordati di coinvolgere i tuoi potenziali clienti raccontando qualcosa di loro e, soprattutto, dai loro modo di riconoscersi nella tua storia. Coinvolgili come se li stessi invitando a sederti alla tua stessa tavola a bere il tè, e domandati:

  • In quali punti la mia storia può rispecchiare l’esperienza del mio prospect? (Le origini casuali? La crescita rapida? Un ostacolo finanziario?)

  • Quali emozioni ho in comune con il mio prospect? (La paura di fallire? Il desiderio di spendere meno? La sensazione di sfiducia verso i fornitori?)

  • Quale sensazione lascia la mia storia al cliente? (Vicinanza? Fiducia?)

Il coinvolgimento del pubblico è essenziale per mantenere viva la tua narrazione. Quando condividi il tuo racconto, resta aperto ai feedback dei clienti e degli utenti: ti sorprenderà scoprire quante persone hanno una gran voglia di partecipare al tè del Cappellaio Matto raccontando la propria esperienza, dopo essersi rispecchiate nella tua.

 

Capitolo 3 – Le carte e la Regina, ovvero: non di solo parole vive lo storytelling

“Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente: aveva una o due volte data un'occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non v'erano né dialoghi né figure, – e a che serve un libro, pensò Alice, – senza dialoghi né figure?”

Se pensi che una storia sia fatta solo di parole, ti sbagli. Una narrazione può e dovrebbe essere rafforzata da materiali multimediali a supporto del messaggio che vuoi trasmettere. Ad esempio:

  • Se hai fotografie o materiali audiovisivi che risalgono alle origini della tua azienda, sfruttale. Seleziona le più significative e usale per accompagnare la storia.

  • Valuta l’opzione di montare un video – da suddividere poi in Reel o mini clip – sfruttando sia il materiale “d’epoca” sia testimonianze più moderne, magari anche di clienti soddisfatti. I video corporate fatti bene hanno sempre successo, un motivo ci sarà.

  • Se hai spazi e materiali a sufficienza, valuta la possibilità di creare un museo o un archivio aziendale. Molte imprese (Campari, Lavazza, Fiat) lo hanno fatto, con cognizione di causa. Un luogo fisico o virtuale dove raccontare ogni giorno la propria storia a persone sempre nuove: il massimo dello storytelling!

Fai in modo che i materiali siano coerenti con la parte verbale dello storytelling: non vorrai creare confusione nei tuoi clienti?

Le carte da gioco, costrette a dipingere le rose bianche di rosso, lo sapevano molto bene: un errore d’immagine può costarti la testa. Mantieni la coerenza nella tua narrazione e utilizza tutti gli strumenti multimediali a tua disposizione per rafforzare il messaggio – o la morale – della tua storia.

 

Conclusioni – Il risveglio di Alice, ovvero: tornare alla realtà

Siamo arrivati, come Alice, alla fine della nostra avventura.

Spero di essere riuscita a convincerti di quanto uno storytelling coerente, autentico e ben fatto sia uno strumento potente nelle mani della tua azienda. Coraggio, racconta la tua storia:

“Lei era certa che Alice ne sarebbe stata capace”.

 

*La lettura è sconsigliata a chi è del segno della Vergine.