Abbiamo pubblicato sul blog di Manager Italia un approfondimento dedicato alle tecniche SEO e ai miti da sfatare. Leggi subito il testo integrale dell’intervista e visita anche la sezione Rassegna Stampa per rimanere aggiornato su tutte le nostre pubblicazioni.

Buona lettura.

 

Nel corso degli ultimi anni la SEO non ha vissuto particolari rivoluzioni, ma un progressivo adattamento ai cambiamenti dei motori di ricerca, che si stanno orientando sempre di più verso una migliore esperienza dell’utente. Si tratta di un atteggiamento ormai imprescindibile nel digital marketing, poiché il successo online è strettamente legato alla creazione di contenuti di valore per il proprio pubblico!

Le PMI italiane che vogliono farsi conoscere online devono comprendere l’importanza della cura dei contenuti, abbandonando una logica datata che vede le attività SEO strettamente legate alle keyword, a vantaggio di progetti finalizzati soprattutto a condivisione di valore e anticipazione dei bisogni del cliente.

In questo contesto, Cepar, digital agency focalizzata in performance e inbound marketing, che vede alla guida l’imprenditore Andrea Poretti, ha individuato 5 miti SEO da sfatare.

 

1. Aumentare la keyword density garantisce il posizionamento

Aumentare la keyword density di una pagina online è stata per lungo tempo una tecnica del SEO Copywriting, abusata ma ormai completamente superata.

Tale pratica consisteva nel ripetere la keyword principale in un articolo quante più volte possibile (keyword density), anche a scapito della qualità del contenuto, con l’obiettivo di posizionare tale articolo su Google per quella determinata parola chiave.

Nel tempo, Google ha progressivamente penalizzato questa pratica a vantaggio dei contenuti di alta qualità, più informativi e basati sull’intento di ricerca dell’utente. Seguendo questa tendenza gli ultimi algoritmi di Google sono diventati fortemente semantici e capaci di posizionare un articolo per una keyword addirittura senza sue particolari occorrenze nel testo, grazie alla capacità di capirne il topic, in base ai termini correlati che in esso appaiono.

 

2. La SEO dà risultati immediati

È impensabile, e francamente impossibile, immaginare che un’attività SEO porti risultati immediati e, allo stesso modo, risulta difficile stimare un tempo necessario per far sì che l’attività dia i suoi effetti e che il sito interessato si posizioni su Google.

Le tempistiche dipendono da vari fattori, ma è ragionevole affermare che il processo duri alcuni mesi.

Quali sono i fattori a cui ci riferiamo? Per citarne i principali possiamo indicare: il tempo di presenza online del sito, quantità e qualità dell’attività di SEO fatta su di esso in precedenza, condizioni del sito, tipologie e qualità dei contenuti su di esso pubblicati…e molti altri.

Ogni sito parte da una situazione unica, risultato della combinazione di infiniti elementi, e non può essere considerato un metro di paragone l’appartenenza ad un analogo settore rispetto ai siti competitor.

È bene ricordare sempre che, dopo i primi mesi di lavoro necessari per iniziare a vedere i risultati, l’efficacia di una buona attività SEO crescerà nel tempo, sempre di più. 

 

3. La SEO è fatta di trucchi

Spesso, per non conoscenza della materia, si è portati a ritenere che la SEO consista in una sorta di “manipolazioni” e “trucchi” atti a ingannare Google per posizionare il proprio sito web in Rete.

In realtà, come dimostra anche la guida SEO Google ufficiale, si tratta a tutti gli effetti di una disciplina riconosciuta dai motori di ricerca e regolamentata da logiche e tecniche ben precise, che stanno andando sempre più di pari passo con i criteri di usabilità del sito e dell’esperienza utente sui contenuti proposti.

La SEO non sarà mai una scienza esatta, ma un tentativo volto a interpretare con la maggiore precisione possibile gli algoritmi di Google, soggetti a continua variazione nel tempo.

 

4. Google ADS influisce sul posizionamento SEO

Capita spesso che ci sia confusione tra le attività SEO e le campagne a pagamento attivate su Google. Molte volte gli utenti inesperti sono portati a credere che fare attività a pagamento su Google possa migliorare nel medio-lungo termine anche il posizionamento SEO del sito.

In realtà non c’è un rapporto di correlazione e conseguenza tra le due tipologie di attività, anzi: il posizionamento SEO è per sua natura organico e non sarà mai conseguibile “corrompendo” Google con budget media, a differenza del traffico a pagamento che rappresenta invece un’autostrada per ottenere visibilità immediata.

 

5. Fare Backlink: meglio la quantità della qualità

Chiariamolo subito: meglio prediligere pochi backlink ma di qualità, piuttosto che inserire il proprio sito in infinite directory o linkare ad esso tramite forum, commenti nei thread o in siti di bassa qualità.

Per valorizzare il proprio posizionamento SEO è necessario ragionare in ottica qualitativa, come Google: porta risultati più fruttuosi un solo link su un sito ad alto trust e con un argomento pertinente a quello del nostro sito, che 10.000 link fuori target e per di più a rischio penalizzazione (dall’avvento nel 2012 di Google Penguin, l’algoritmo rilasciato dal motore di ricerca contro gli spam links).

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