Report Search Console con dati di impression in AI Overview e AI Mode di Google
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Search Console mostra le performance in AI Overview e AI Mode: cosa cambia per la misurazione GEO

17 giugno 2026

Per oltre due anni, chi lavora su SEO e GEO ha dovuto stimare la visibilità nelle risposte generative di Google con tool di terze parti, screenshot e calcoli incrociati tra Search Console e Semrush o Ahrefs.

Da pochi giorni questa zona grigia inizia ad assottigliarsi. Il 3 giugno 2026 Google ha annunciato sul Search Central Blog il lancio dei Search Generative AI performance reports, una vista dedicata dentro Search Console che mostra come un sito compare nelle AI Overview, in AI Mode e nelle funzioni generative di Discover. Insieme al report, Google ha anche dichiarato di stare testando un toggle di opt-out per rimuovere il proprio dominio dalle risposte AI senza impatto sui posizionamenti organici.

Sono due novità che cambiano l'equilibrio della misurazione GEO. In Cepar le stiamo già integrando nel framework di reporting che usiamo con i nostri clienti B2B, e qui mettiamo nero su bianco cosa funziona davvero, cosa manca ancora e cosa va fatto adesso.

Takeaway chiave

  • Google introduce un report dedicato in Search Console che mostra impression, pagine, paesi, dispositivi e date delle apparizioni di un sito in AI Overview, AI Mode e Discover generativa.
  • Il report non include i dati di click: per ora la visibilità AI si misura solo per impression, esattamente come due anni fa per i Discover panel.
  • Google sta testando in parallelo un toggle che permette di disattivare la presenza del sito nelle AI features senza penalizzazioni sul ranking organico tradizionale.

 

Cosa mostra davvero il nuovo report Search Generative AI

Il report (firmato sul blog ufficiale da Hillel Maoz, Search Ecosystem Engineering Manager, e da Moshe Samet, Product Manager Lead di Search Console) è una vista separata che convive con il classico Performance report. I dati GEO non vengono spostati in un silo nuovo, ma continuano a fluire anche nel report aggregato. La novità è la vista in sé, isolata sulle sole AI features.

Le dimensioni esposte sono cinque. Le impression raccontano quante volte gli URL di un sito sono apparsi all'interno di una risposta generativa, sia su Search che su Discover. Le pagine identificano quali URL specifici sono stati pescati dall'AI. I paesi offrono una segmentazione geografica della visibilità, utile per chi opera su mercati multipli (in Cepar è uno dei primi tagli che applichiamo sui clienti B2B con copertura internazionale). I dispositivi sono disponibili solo per la parte Search, non per Discover. E le date arrivano con granularità oraria, giornaliera, settimanale e mensile, allineate al livello di dettaglio del Performance report classico.

C'è una cosa importante che il report non mostra: i click. Solo impression. Significa che si può sapere quante volte una pagina è stata citata da un AI Overview, ma non quanti utenti hanno effettivamente cliccato per arrivare al sito. È un limite serio per chi prova a costruire un caso di ROI sulla GEO, e Google nel post stesso lascia intendere che ulteriori metriche arriveranno (senza promesse di quando).

 

Perché il dato sulle impression è comunque rivoluzionario per la GEO

Fino a maggio 2026 chi voleva una stima delle impression in AI Overview doveva incrociare tre fonti almeno: una analisi delle query che triggerano AIO (di solito con Semrush o Authoritas), il match con le pagine ranking in GSC, e poi una stima del peso AIO sulla CTR (con percentuali che variavano dal 35% al 60% a seconda dello studio). Era un esercizio approssimativo, costoso in tempo, e con scarso valore presentabile in un comitato direzionale.

Nei report mensili e bimestrali su SEO e GEO che prepariamo per i clienti, in Cepar abbiamo scelto da tempo una strada precisa: inseriamo sempre i dati GEO provenienti unicamente da Bing Webmaster Tools. Sono dati di prima mano, ufficiali ed efficaci, che restituiscono un andamento misurabile e confrontabile mese su mese (anche se non rappresentano al 100% l'ecosistema Google). È una scelta metodologica che abbiamo difeso anche quando il mercato spingeva sui tool di stima di terze parti: meglio un dato parziale ma certo, che una stima ampia e instabile. Con la novità del 3 giugno qualcosa inizia a muoversi (lentamente, ma nella direzione giusta): per la prima volta avremo accanto al dato Bing anche un riferimento ufficiale lato Google, e i due flussi insieme costruiranno una lettura più solida della visibilità reale di un sito nelle risposte generative.

Adesso il dato Google è first-party, viene direttamente da Search Console, e si scarica come tutti gli altri report. Per chi misura la GEO in modo strutturato (è qualcosa che facciamo ogni settimana sui progetti dei clienti), questo significa una semplificazione enorme del livello "operational" del framework di KPI per misurare la GEO. Resta da capire come Google conta esattamente l'impression: una citazione visibile vale come una menzione nascosta in un accordion? Quando l'utente espande una sezione, è una impression nuova? Su questi punti la documentazione è ancora generica, e le prime osservazioni concrete arriveranno dai siti del subset pilota.

 

Il rollout: chi lo vede oggi e quando arriva a tutti

Google ha scelto un rollout graduale, identico al pattern già visto con altre feature recenti di Search Console (il report 24-ore, ad esempio, ha avuto la stessa partenza nel dicembre 2024). Per ora i Generative AI performance reports sono disponibili a un subset limitato di siti, e l'espansione globale avverrà dopo una fase di test e feedback. Google non ha indicato una timeline precisa.

Per il toggle di opt-out, la partenza è ancora più ristretta: il rollout iniziale riguarda solo un sottoinsieme di siti nel Regno Unito, in risposta diretta alla pressione della Competition and Markets Authority britannica, che ha imposto a Google obblighi specifici di controllo per gli editori. Per questi siti il controllo è già configurabile, ma Google ha dichiarato che lo applicherà operativamente dal 17 giugno 2026, dando un periodo di test in cui le modifiche al toggle non hanno effetti reali sulla Search.

Italia, Europa continentale e resto del mondo per ora osservano. Chi vuole capire come siamo arrivati fin qui può rileggere cosa è cambiato per le AI Overview in Italia tra gennaio e febbraio 2026: è il contesto utile per capire perché questo report arriva proprio adesso. Una stima realistica del rollout globale (a giudicare dalla cadenza dei rilasci precedenti) è di alcune settimane, forse mesi, per il report performance, e tempi più lunghi per il toggle di opt-out, che è legato a dinamiche regolatorie più complesse.

 

Il toggle di opt-out: cosa significa poter dire no alle AI senza essere penalizzati

Questa è la parte che, francamente, nessuno si aspettava così presto. Il toggle permette a un sito di essere completamente rimosso da AI Overview, AI Mode e dalle AI features di Discover, mantenendo intatta la presenza nei risultati organici classici e nel Discover tradizionale.

La dichiarazione ufficiale di Google è esplicita: "this control will not be used as a ranking signal for search results outside of these generative AI Search features". Tradotto: attivare l'opt-out non sarà un segnale negativo per il ranking organico. Una rassicurazione che Google sentiva il bisogno di mettere nero su bianco, perché molti publisher temevano una ritorsione algoritmica silenziosa (ed è un tema che torna ciclicamente nelle conversazioni con i clienti).

C'è però un dettaglio che pochi stanno raccontando e che vale la pena segnalare. Il toggle copre AI Overview, AI Mode e Discover generativa, ma non copre l'app Gemini. Se Gemini come prodotto standalone consulta o cita contenuti di un sito, l'opt-out via Search Console non ha effetto. Per quel caso restano gli strumenti tradizionali (Google-Extended via robots.txt, introdotto nel 2023). Una distinzione che diventa rilevante per chi opera in settori dove la presenza nelle conversazioni Gemini ha valore strategico (B2B tecnico, ricerca, content editoriale).

 

Chi dovrebbe valutare l'opt-out, e chi assolutamente no

In Cepar abbiamo già iniziato a ragionare sui criteri di valutazione. La logica di base è questa: l'opt-out ha senso solo per chi misura, in modo affidabile, che le AI features stanno producendo più danno che valore. È una soglia molto alta da raggiungere.

Per la maggior parte dei brand B2B la risposta corretta resta partecipare alle AI, ottimizzare i contenuti per essere citati, e usare la presenza nelle risposte generative come segnale di autorità di dominio. L'opt-out può avere senso, in casi specifici, per editori puri (testate, blog monetizzati a CPM) il cui modello di business dipende dai click e per i quali ogni impression in AI Overview senza click corrisponde a una perdita secca. Per chi vende servizi B2B, software, o prodotti complessi, dove il funnel è lungo e la brand awareness conta più del click immediato, disattivare l'AI significa rinunciare a un segnale crescente di visibilità.

 

Cosa fare adesso, in pratica

Tre azioni operative concrete per i prossimi 30 giorni.

Controllare l'accesso al report. Entrare in Search Console e verificare se il proprio dominio è nel subset pilota (la sezione dedicata appare sotto Performance, con un tab Generative AI). La maggior parte dei siti non la vedrà ancora. Per chi la vede, iniziare a esportare i dati settimanali da subito: il primo periodo è quello in cui si stabilisce una baseline pulita, e fra qualche mese sarà preziosa per misurare i trend.

Rivedere il framework KPI GEO. Le metriche che usiamo con i clienti vanno aggiornate. Le impression AI Overview in Search Console sostituiscono (o integrano) la voce "citation rate stimato" che molti report basavano su Profound, Otterly o calcoli interni. È il momento di rifare il calcolo dell'attribution model, separando i tre livelli: vanity, operational, business. Su questo abbiamo scritto un pillar dedicato che vale la pena rileggere alla luce della novità.

Non attivare il toggle di opt-out impulsivamente. Anche per i siti UK che lo vedranno per primi, il consiglio è raccogliere almeno 90 giorni di dati prima di prendere qualsiasi decisione. L'opt-out è reversibile, ma il danno reputazionale di sparire dalle AI durante una fase in cui i competitor invece appaiono è difficile da recuperare in fretta.

La novità del 3 giugno è il primo riconoscimento ufficiale da parte di Google che AI Overview e AI Mode sono canali di traffico distinti, non più estensioni del search organico. Un cambio di postura che, fino a poche settimane fa, sembrava lontano (lo stesso Google nel 2024 aveva detto che un reporting dedicato sarebbe stato troppo complesso da mantenere). La direzione adesso è chiara: la GEO ha la sua scheda dati ufficiale, e da qui in avanti chiunque voglia presidiarla seriamente può farlo con il metodo Cepar per la visibilità nelle AI Overview e uno strumento ufficiale in più.

 

FAQ

  • Quando sarà disponibile in Italia il report Search Generative AI?
    Google non ha indicato date precise. Ilrollout è iniziato il 3 giugno 2026 su un subset limitato di siti, senza specificare paesi prioritari (oltre al Regno Unito per il toggle di opt-out). Sulla base dei rollout precedenti di Search Console, l'arrivo in Italia è ipotizzabile entro i prossimi mesi, ma è una stima non ufficiale.
  • Disattivare leAIOverview con il toggle Google penalizza il sito sui motori AI di terze parti come Perplexity o ChatGPT?
    No. Il toggle di Search Console agisce solo sulle features generative di Google (AI Overview, AI Mode, Discover AI). Le risposte di Perplexity, ChatGPT Search, Bing Copilot e altri sistemi generativi continuano a citare il sito secondo le loro logiche, perché si basano su crawler e indici indipendenti da Google. Per controllare la presenza in quei sistemi servono strumenti diversi (robots.txt per i bot specifici, controlli a livello di server).
  • Il nuovo report Search Console sostituisce i tool di GEO tracking comeProfoundo Otterly?
    Non completamente. Il report Google copre solo l'ecosistema Google (AI Overview, AI Mode, Discover). Tool come Profound, Otterly, Peec.ai e BrandRank.ai coprono anche ChatGPT, Perplexity, Claude, Gemini app e altri sistemi. Il report Search Console è la fonte ufficiale per Google, ma per una visione completa della visibilità AI cross-platform serve ancora un tool dedicato.