Da quando HubSpot ha rilasciato AEO (durante lo Spring Spotlight 2026 di HubSpot) chi si occupa di marketing B2B ha finalmente uno strumento per vedere cosa succede dentro le risposte di ChatGPT, Gemini e Perplexity.
Il problema però non è più avere i dati. È capire cosa farne, e soprattutto da dove arrivano davvero. Brand visibility score, share of voice, sentiment, citation analysis: numeri che da soli non servono a nulla se non si traducono in azioni concrete su contenuti, link, schema markup e architettura del sito. In questo pillar mostriamo come in Cepar stiamo costruendo il ponte tra le metriche AEO di HubSpot e il lavoro quotidiano di SEO classica e GEO, con un workflow operativo che mette in dialogo tre mondi che spesso restano separati.
Takeaway:
- HubSpot AEO non legge dentro ChatGPT: monitora un set di prompt che decidi tu, eseguendoli ogni giorno sui motori AI e analizzando le risposte. La qualità dei dati dipende dalla qualità dei prompt scelti.
- Ogni famiglia di metriche AEO (visibility, prompt tracking, citation analysis, recommendations) ha una traduzione SEO e una traduzione GEO precisa, non intercambiabili.
- L'errore più frequente è leggere AEO come un report a sé: il valore reale emerge quando i dati AEO vengono incrociati settimanalmente con Google Search Console e con tool GEO esterni.
Da dove arrivano davvero i dati di HubSpot AEO (e perché capirlo cambia la strategia)
È un punto che in Cepar chiariamo subito a ogni cliente, perché c'è un fraintendimento ricorrente. Quando si parla di monitorare la visibilità su ChatGPT, molti immaginano che HubSpot abbia accesso ai dati interni di OpenAI, Google o Perplexity e che mostri quante volte un brand viene effettivamente menzionato nelle conversazioni reali degli utenti. Non funziona così. E sapere come funziona davvero cambia il modo in cui si interpretano i numeri. Abbiamo approfondito il contesto strategico di questa evoluzione nell'articolo dedicato all'AEO come nuova leva di visibilità B2B.
HubSpot AEO è uno strumento di prompt tracking automatizzato. In fase di setup, tu (o lo strumento, a partire dai dati CRM) definisce una lista di prompt: le domande tipo che i buyer del tuo settore potrebbero fare a un'AI generativa. Esempi reali: "qual è il miglior CRM per PMI italiane B2B", "alternative a HubSpot per agenzie di marketing", "fornitori italiani di consulenza HubSpot". HubSpot AEO esegue ogni giorno questi prompt simultaneamente su ChatGPT, Gemini e Perplexity, interrogandoli automaticamente come farebbe un utente. Cattura la risposta testuale completa di ciascun motore e poi la analizza per estrarne quattro tipi di informazione: se il tuo brand compare (visibility), quanto spesso compare rispetto ai competitor (share of voice), con che tono viene descritto (sentiment), quali fonti web vengono citate nella risposta (citation analysis).
Tre conseguenze pratiche che è importante interiorizzare prima di leggere qualsiasi numero della dashboard.
La prima: i dati che vedi sono i dati dei tuoi prompt, non un campione delle conversazioni globali su ChatGPT. Se il tuo prompt set è povero, lo è anche l'analisi. Se manca un cluster tematico nel set, manca anche nei report. Per questo la fase di prompt design è la più importante (e la più sottovalutata) di tutto il workflow AEO.
La seconda: le risposte delle AI generative sono non-deterministiche. Lo stesso prompt, eseguito due volte di seguito, può produrre risposte diverse. HubSpot mitiga questa variabilità eseguendo i prompt ogni giorno su ciascun motore e aggregando i risultati su base settimanale. È il motivo per cui i numeri vanno letti come tendenze, mai come fotografie istantanee.
La terza: la qualità della citation analysis varia molto da motore a motore. Perplexity cita sistematicamente le fonti web da cui sintetizza la risposta (è il suo modello operativo). ChatGPT e Gemini citano le fonti solo quando hanno la modalità di ricerca web attiva. HubSpot interroga ChatGPT con la search abilitata per massimizzare la disponibilità di citazioni, ma la differenza di affidabilità tra Perplexity e gli altri due resta visibile nei dati.
Capire questo cambia la strategia: non stai "ottimizzando per ChatGPT" in astratto, stai costruendo una presenza che ChatGPT, Gemini e Perplexity possano riconoscere quando rispondono a un set definito di domande del tuo mercato. La differenza è enorme. È qualcosa che in Cepar ripetiamo a ogni kickoff, perché allinea le aspettative del cliente al funzionamento reale dello strumento.
Cosa restituisce davvero HubSpot AEO (e cosa non aspettarsi)
Lo strumento è organizzato in quattro aree principali: una dashboard di brand visibility, una sezione dedicata al prompt tracking, una alla citation analysis e una di prioritized recommendations. Sono spazi di lavoro distinti, ognuno con una funzione precisa.
La dashboard mostra il brand visibility score (la percentuale di prompt tracciati in cui il brand compare nelle risposte AI), il trend nel tempo su ChatGPT, Gemini e Perplexity, e lo share of voice rispetto ai competitor. È la fotografia di sintesi che la maggior parte dei team guarda per prima ogni lunedì mattina. Ed è anche la metrica più facilmente fraintendibile, perché un visibility score alto non significa automaticamente un buon posizionamento: se le menzioni sono neutre o negative, l'effetto sul business può addirittura essere controproducente. Da qui l'importanza della sentiment analysis, che misura su scala da -100 a +100 il tono con cui le AI parlano del brand. È qualcosa che in Cepar vediamo ogni giorno, soprattutto su clienti B2B con una forte presenza online: il brand è citato spesso, ma viene descritto attraverso recensioni vecchie, forum di settore non aggiornati, articoli generici. Sentiment basso ma visibility alta: un segnale che chiede un intervento urgente di brand narrative, non di link building.
Il prompt tracking è la sezione che racconta meglio l'idea di Answer Engine Optimization, ed è anche quella che richiede più cura nella fase di setup (per i motivi spiegati sopra). Si scelgono i prompt rilevanti per il proprio mercato (HubSpot ne suggerisce alcuni a partire dai dati CRM, ma vanno sempre rifiniti a mano e arricchiti dal team strategico) e si vede prompt per prompt chi viene citato e chi no. Cliccando su un singolo prompt si ottiene la risposta esatta restituita da ciascun motore, le menzioni del brand all'interno della risposta, le fonti citate. È qui che si scopre la verità scomoda: a volte il proprio brand non compare nemmeno per le query in cui sembrerebbe la risposta più ovvia. Ed è qui che si capisce dove investire.
La citation analysis è probabilmente la sezione più sottovalutata dello strumento. Mostra quali domini, pagine e tipi di contenuto vengono effettivamente referenziati dalle AI nelle risposte raccolte. Si vede il tasso di citazione del proprio sito a confronto con i competitor, quali sorgenti (di proprietà, terze parti, social, affiliati) generano più menzioni, quali tipi di contenuto (blog, prodotto, news) funzionano meglio. È la mappa più concreta che si possa avere per decidere su cosa lavorare nelle prossime quattro settimane. Importante: la granularità di questi dati dipende molto da Perplexity, che cita sempre le fonti, e meno da ChatGPT/Gemini, dove le citazioni esplicite sono più rade.
Infine ci sono le prioritized recommendations, suggerimenti automatici basati sui gap rilevati. Sono utili come punto di partenza, mai come piano editoriale: l'AI suggerisce di "creare un contenuto su X", ma il come resta lavoro umano. HubSpot ha annunciato che da giugno 2026 sarà disponibile anche la funzione Content Actions, che permetterà di generare i contenuti direttamente dentro lo strumento. Resta da capire quanto valore aggiunto darà rispetto al lavoro editoriale curato.
Tradurre ogni metrica AEO in un'azione SEO e in un'azione GEO
Qui c'è la differenza tra usare HubSpot AEO come dashboard di vanity e usarlo come driver strategico. Ogni dato AEO può (e dovrebbe) tradursi in due azioni parallele: una in chiave SEO classica, una in chiave Generative Engine Optimization. Sono complementari ma non equivalenti.
Gap di citazioni → contenuti pillar mancanti (SEO) + schema e formato (GEO)
Se la citation analysis mostra che i competitor vengono citati su un cluster tematico e il tuo sito no, c'è quasi sempre un gap di contenuto. L'azione SEO è chiara: produrre un pillar verticale su quel tema, costruire l'architettura informativa intorno (cluster di standard più lunghi e FAQ), distribuire link interni in modo coerente. Ma l'azione GEO si svolge in parallelo: il pillar va strutturato in modo che le AI possano estrarne risposte sintetiche pulite (paragrafi brevi, definizioni nette in apertura di sezione, FAQ structured data) e schema markup per le AI Search specifico per il tipo di entità trattata. Lo stesso contenuto, due grammatiche diverse — sono proprio le differenze tra SEO e GEO che spiegano perché ottimizzare per uno non garantisce visibilità nell'altro.
Share of voice basso → digital PR e link building (SEO) + brand mentions su fonti terze (GEO)
Quando il visibility score è accettabile ma lo share of voice resta lontano dai competitor, il problema raramente è il sito: è la rete di citazioni esterne. Le AI generative pesano molto le menzioni su fonti terze autorevoli (riviste di settore, podcast, ricerche, articoli editoriali). L'azione SEO tradizionale è il link building moderno (digital PR, original research, partnership editoriali). L'azione GEO è cambiare la natura delle menzioni: non basta essere linkati, serve essere raccontati in modo coerente, perché ChatGPT e Perplexity estraggono spesso il contesto della menzione, non solo il link. Abbiamo testato questi approcci su diversi clienti B2B e il pattern è ricorrente: una singola intervista ben strutturata su una testata di settore può muovere lo share of voice più di dieci backlink generici.
Sentiment negativo o neutro → revisione narrativa (SEO+GEO)
È il caso più delicato. Quando il sentiment è negativo, di solito le AI stanno pescando da fonti che il brand non controlla (forum, vecchie recensioni, articoli datati). La revisione narrativa è un lavoro lungo: nuovi case study con dati misurabili, aggiornamento delle pagine "Chi siamo" con E-E-A-T espliciti (autori reali, credenziali, esperienza), revisione dei profili pubblici su LinkedIn dei founder. In Cepar lo abbiamo affrontato per più di un cliente nell'ultimo anno: i tempi reali per spostare il sentiment di un brand sono nell'ordine di 3-6 mesi, non di settimane.
Prompt scoperti dal tracking → keyword research di nuova generazione
Il prompt tracking è una miniera per la keyword research moderna. I prompt non sono keyword: sono domande complete, con intent dichiarato, spesso con qualificatori (settore, dimensione azienda, contesto geografico). Vanno usati per costruire H2 e H3 dei contenuti, per impostare FAQ structured data, per riformulare meta description. È un input che la SEO classica non aveva mai avuto in forma così pulita. Attenzione però: HubSpot AEO non scopre prompt nuovi al posto tuo, monitora quelli che hai già inserito. La keyword research moderna parte ancora dall'analisi del mercato, dei competitor e dei pattern di ricerca reali (GSC, tool di keyword research, conversazioni commerciali). I prompt giusti li costruisce un team che conosce il settore, non un algoritmo.
Il workflow operativo settimanale Cepar tra AEO, GSC e tool GEO esterni
In Cepar abbiamo costruito un workflow settimanale che mette in dialogo HubSpot AEO con altri due strumenti: Google Search Console (per i dati di ricerca classica) e tool GEO esterni come Profound o Peec.ai (per le metriche di citation in chiave più granulare). Funziona così.
Lunedì mattina, lettura della dashboard HubSpot AEO: variazione del visibility score, sentiment, share of voice. Se c'è una variazione significativa rispetto alla settimana precedente, si entra subito nel prompt tracking per capire quali prompt hanno mosso il dato. Martedì incrocio con GSC: per ogni prompt critico si verifica se le pagine corrispondenti del sito hanno avuto variazioni di impression, CTR, posizione media. Questa è la parte che molti saltano e che invece spiega l'80% delle dinamiche: una caduta in AEO è quasi sempre preceduta o accompagnata da un segnale in GSC, soprattutto da quando l'AI Overview di Google nel 2026 ha cambiato la struttura delle SERP B2B. Mercoledì analisi citation: si scarica l'elenco delle fonti più citate, si confronta con i propri contenuti, si identificano i gap. Giovedì briefing redazionale e impostazione dei contenuti per le settimane successive. Venerdì revisione tecnica: schema markup, FAQ structured data, riorganizzazione interna delle pagine pillar.
Cinque touchpoint, due ore al giorno in media, una visione strategica integrata. Non un piano perfetto sulla carta: un piano che resta vivo perché ogni passaggio produce input per il successivo.
Un esempio concreto: come un dato AEO ha guidato una decisione strategica
Sintetizziamo (in forma anonimizzata) un caso recente. Cliente B2B, settore tecnologico, presenza online consolidata da anni. Brand visibility score iniziale su HubSpot AEO: 38%. Share of voice: 12%, contro il 41% del competitor diretto. Sentiment: +24, quindi positivo ma non eccellente.
Lettura standard: "Lavoriamo sulla brand awareness". Risposta troppo generica per essere operativa. Andando a guardare prompt per prompt, abbiamo scoperto che il brand era citato bene sui prompt informativi di alto funnel ("cos'è X", "come funziona Y"), ma invisibile sui prompt di valutazione e shortlist ("migliori soluzioni per", "alternative a competitor X"). La citation analysis confermava: le fonti più citate per i prompt critici erano due riviste di settore e una società di analisi che il cliente non aveva mai contattato.
Decisione strategica: spostare il 70% del budget contenuti del trimestre dalla produzione editoriale interna alla digital PR e all'original research. Tre azioni concrete: una ricerca quantitativa originale pubblicata su una delle due riviste, due interviste ai founder, una serie di case study con dati misurabili e schema markup CaseStudy.
A 90 giorni: visibility score salito al 51%, share of voice al 23%, sentiment a +38. Niente magia: la chiarezza dei dati AEO aveva spostato la decisione strategica dal "produciamo più contenuti" al "produciamo i contenuti giusti nei luoghi giusti". È un cambio piccolo nella formulazione, enorme nei risultati.
Perché serve un partner che fa parlare insieme HubSpot, SEO classica e GEO
Il rischio più concreto, in questa fase del mercato, è la frammentazione. Ci sono agenzie SEO che ignorano la GEO, agenzie GEO che ignorano l'integrazione con il CRM, consulenti HubSpot che usano AEO solo come dashboard senza tradurlo in azioni concrete. In Cepar lavoriamo come Gold Solutions Partner HubSpot proprio su questo crocevia: trasformare i dati AEO in decisioni misurabili, dentro un workflow che parla con la SEO tradizionale e con i tool GEO esterni, secondo il framework che descriviamo nella guida su come costruire una strategia SEO+GEO integrata. Non perché sia di moda combinarli, ma perché separati non funzionano più.
Per un'azienda B2B oggi la domanda non è "facciamo SEO o GEO o AEO?". La domanda è "come orchestriamo i tre mondi in un sistema che produce visibilità qualificata e lead reali?". HubSpot AEO è uno dei pezzi del puzzle, forse il più strategico, perché restituisce dati che prima nessun tool restituiva. Il resto è metodo, esperienza e capacità di leggere i dati senza farsi sedurre dai numeri facili: è quello che abbiamo strutturato nelle nostre competenze di agenzia.
FAQ
HubSpot AEO mostra cosa ChatGPT risponde davvero agli utenti reali?
No, ed è importante chiarirlo. Lo strumento esegue automaticamente ogni giorno i prompt che hai inserito nel tracking, simulando un utente che li interroga. Non ha accesso alle conversazioni reali degli utenti su ChatGPT, Gemini o Perplexity. Quello che vedi nei report è il comportamento delle AI rispetto al tuo set di prompt, non un campione statistico delle interazioni globali. Per questo la fase di prompt design è cruciale: i dati che ottieni sono buoni solo quanto i prompt che decidi di monitorare.
HubSpot AEO sostituisce gli altri tool GEO come Profound, Otterly o Peec.ai?
No, sono complementari. HubSpot AEO ha il vantaggio dell'integrazione nativa con il CRM (i prompt suggeriti partono dai dati commerciali reali), mentre i tool GEO esterni offrono solitamente una granularità maggiore sulle citazioni a livello di pagina e dominio. La nostra esperienza è che usarli insieme migliora l'accuratezza dell'analisi, soprattutto per aziende con architetture di sito complesse.
Quanto costa attivare un workflow integrato SEO+GEO+AEO con HubSpot?
Dipende dal punto di partenza dell'azienda. Se il CRM HubSpot è già strutturato e l'audit SEO è recente, i tempi di avvio sono nell'ordine di 4-6 settimane per impostare il workflow. Se invece servono propedeutiche (riallineamento del CRM, audit tecnico SEO, mapping dei contenuti esistenti) il setup può richiedere 2-3 mesi prima di entrare a regime. Ha senso parlarne caso per caso.






